Un incontro dedicato alle scuole, che hanno gremito l’Auditorium Concordia di Pordenone nell’ambito della rassegna “A scuola con l’autore” realizzata in collaborazione con il Comune di Pordenone, per parlare di George Orwell. A settantacinque anni dalla scomparsa dell’autore che, solo, malato, cosciente che non gli rimaneva più molto da vivere, si trasferisce su un’inospitale isola delle Ebridi per comporre il suo capolavoro, il romanzo più potente del secolo Davide Brullo ha magnificamente tratteggiato la sua figura e la sua opera in tutta la sua inquietante attualità. Perché oggi quel 1984 (in realtà solo un’inversione di cifre rispetto al 1948, anno in cui iniziò a scriverlo) è più attuale che mai. Tutti gli strumenti di controllo che il terribile Grande Fratello utilizzava sono oggi onnipresenti e più che mai concreti, forse in modi subdoli e sottili come nemmeno Orwell avrebbe potuto immaginare.
Il gesto più rivoluzionario, più temerario che il protagonista Winston Smith compie è quello di tenere un diario. Poca cosa, si direbbe. Ma tenere un diario, un diario cartaceo, reale, la carta che scrive sulla penna, equivale all’inscriversi nella storia, al dire “questo sono io, nella mia unicità, nella mia complessità”.
In 1984 i rapporti intimi sono asettici, il solo scopo è la procreazione, senza implicazioni sentimentali di alcun genere, e i figli vengono presi e cresciuti dal partito per essere perfetti cittadini, per evitare qualsiasi forma di bispensiero. E a questo scopo serve anche la neolingua, una lingua semplificata, privata di ogni ambiguità, di ogni sfumatura capace di elevare il pensiero, di far volare la fantasia. Nella neolingua vengono tradotti i classici, perché i classici hanno il potere di interrogarci, di far emergere le grandi questioni della vita, cosa che il Grande Fratello non può permettere. Come non ammette i sentimenti.
La grandezza di Orwell, la potenza del suo capolavoro è qui: ci mette in guardia, ci fa alzare le antenne, ci insegna l’importanza della libertà in tutte le sue forme e sfaccettature, ci insegna a riconoscere i molteplici sistemi con cui rischiamo di perderci. E oggi, di fronte alla prepotente avanzata delle intelligenze artificiali, all’onnipresenza di dispositivi elettronici connessi cui affidiamo tutto ciò che siamo, ciò che pensiamo, che abbiamo, la lezione di Orwell è più attuale e preziosa che mai e ci può aiutare a non perderci, ad essere sempre, autenticamente noi stessi, anche quando tutto ci spinge verso l’omologazione.